La rassegna stampa regionale

domenica, settembre 24, 2006

Vibo Valentia, pecora pazza ancora nel macello

La pecora sulla quale e' stato riscontrato il morbo della Tse, era arrivata al macello di Catanzaro del servizio veterinario dell'As 7 sotto vincolo sanitario per una semplice brucellosi. Un problema che non ne avrebbe impedito l'immissione sul mercato. La carcassa era giunta il 23 agosto, insieme ad altre 12 pecore e, cosi' come previsto per legge, si era proceduto ad analizzare il 20% degli animali.
L'esemplare, che proveniva dalla provincia di Vibo Valentia, non presentava alcun sintomo particolare prima di essere macellato. I veterinari del settore B dell'As 7 di Catanzaro diretto da Antonio Domenico Puccio, Antonio Domenico Zangari e Vittorio Amelio, avevano ricevuto il 24 agosto i risultati non negativi da parte delle analisi effettuate dall'Istituto zooprofilattico di Catanzaro Lido e per questo avevano deciso di inviare la testa dell'animale all'Istituto Cea di Torino. Il 18 settembre la comunicazione ufficiale inviata a tutti i componenti del servizio sanitario nazionale: la pecora e' affetta da Tse, encefalopatia spongiforme trasmissibile. Per questo, l'animale e' ancora tenuto nel macello dell'As 7 di Catanzaro, di cui è responsabile Salvatore Cristofaro, insieme ad altre sei carcasse arrivate insieme a quella risultata infetta, in attesa della decisione degli organismi superiori.

(Il Quotidiano Calabria)

Sempre attuale il pensiero di Pitagora

Un seminario organizzato dal consorzio universitario

Un quadro completo sui più recenti studi sul pensiero di Pitagora è quello proposto ieri mattina nel convegno "Il Pitagorismo, origini e diffusioni", svoltosi ieri presso il consorzio universitario di Crotone. A partecipare all'iniziativa, tenutasi presso l'ex Ciapi in una grande sala con pessima acustica, soprattutto studenti, qualche dirigente scolastico e persona interessata all'argomento. Ad introdurre ed a moderare gli interventi, è stato Giuseppe Barbera, presidente dell'Associazione tradizionale pietas di Crotone, che ha evidenziato l'attualità del pensiero pitagorico in molti ambito dell'agire umano, che emerge anche dalle relazioni degli importanti storici intervenuti al convegno crotonese, voluto dal presidente del consorzio universitario, Marilina Intrieri. «L'intento del convegno è proprio quello ­ dice ­ di far convogliare le informazioni che escono dagli studi in canali di diffusione, anche in virtù del fatto che vi sono molte lacune negli scritti sulla dottrina pitagorica». I saluti d'apertura sono stati affidati a Giovanni Garreffa, referente dell'Accademia delle belle arti di Crotone, struttura che ha preso l'avvio quest'anno proprio nella sede dell'ex Ciapi. Egli ha ricordato che attraverso i reperti ritrovati delle antiche civiltà, come quella magno greca, si può leggere la storia e ricostruirla. Interessante la relazione dell'egittologo Alessandro Roccati, docente de "La sapienza" di Roma, che si è occupato dei modelli culturali di trasmissione del sapere nell'antico Egitto. In particolare, si è intrattenuto sulla figura dei sacerdoti, che erano dei veri e propri intermediari del sapere, che avevano infinite conoscenze. «In effetti, il tempio era all'epoca la sede principale delle attività culturali e intellettuali, ed era lo spazio ideale dove potevano avvenire gli incontri anche con personalità di spicco del tempo».
Tali modelli, ha spiegato, furono certamente assimilati dalla scuola pitagorica, anche perché Pitagora si è formato proprio in Egitto ed in Persia. Dal canto suo, Ilias Lucarelli, archeologo in Atene, ha trattato delle origini e formazione del pensiero pitagorico attraverso l'analisi delle fonti storiche. «Anche in virtù della platea giovane di oggi ­ ha affermato - vogliamo fare un quadro complessivo di quello che è il pensiero pitagorico, attraverso alcune fonti come gli altri filosofi". Pitagora, a suo dire, era una delle figure più affascinanti ed allo stesso tempo misteriose dell'antichità, tanto che qualcuno ne mette in dubbio perfino la stessa esistenza. Attraverso le fonti, invece, si cerca di trovare tracce della sua presenza ed esistenza reale. La relatrice Anna Sofia, dell'ateneo romano, ha parlato della nuova analisi della dottrina pitagorica e della sua diffusione. «In particolare ­ ha dichiarato - ho illustrato le fonti greche che testimoniano il soggiorno di studi di Pitagora in Egitto e a Babilonia, cercando di mettere in evidenza la sua funzione di tramite culturale tra l'antica sapienza egizia e la Magna Grecia. Qui ­ ha proseguito ­ sono stati trovati dei testi attribuiti all'orfismo ed al pitagorismo, scritti su sottili lamine d'oro, che presentano delle forti analogie con alcuni capitoli del libro dei morti egizio». Skoutas Stamatis, presidente dell'Accademia pitagorica di Samo e presidente del consorzio universitario dell'Egeo, ha trattato il tema della dottrina matematica come sintassi dell'universo. In particolare ha annunciato che l'accademia che preside, sta portando avanti un ambizioso progetto: «far pervenire a Samo tutti i libri che parlano del pensiero pitagorico, per creare una biblioteca telematica, capace di unire tutti i pitagorici del mondo in una sorta di villaggio globale». Questo progetto dovrebbe approdare, entro cinque anni, alla realizzazione di congresso pitagorico mondiale, che si avvarrà della collaborazione dell'Università di Londra e di molti Paesi, tra i quali l'Italia, la Finlandia, la Spagna e, ultimamente, anche la Germania. Infine, a relazionare è stata Maria Luminita Rollè, docente presso l'università di Edimburgo e presidente dell'Accademia transnazionale di Ginevra, esperta di mitologia celtica. «Non si sa se Pitagora sia veramente esistito; se lo fosse, sarebbe stato europeo, perché il suo modello è presente nella coscienza d'Europa». Ella ha infine ricordato le diverse analogie esistenti tra pitagorismo e druidismo, soprattutto in campo esoterico, della presenza di scuole iniziatiche sul territorio all'insegna del motto «prima conoscere se stessi e poi relazionarsi all'esterno».

Giacinto Carvelli




Europaradiso, appello alla Regione

L'Unione chiede di accelerare i tempi per la realizzazione del progetto

L'Unione chiede alla Regione di accelerare i tempi per il progetto Europaradiso. E' quanto è stato stabilito nel corso di una riunione tenutasi nei giorni scorsi.
«L'Unione ritiene ­ è detto in una nota - che bisogna, in tutta urgenza, dare seguito alle decisioni assunte nella riunione di fine giugno della giunta regionale aperta, partecipata da tutte le rappresentanze istituzionali, presieduta dal presidente, Agazio Loiero, nella quale è stato deciso la costituzione di una cabina di regia tra Regione ­ Comune -Provincia per affrontare tutte le problematiche connesse all'investimento. A questo impegno è necessario assicurare, il coinvolgimento del Governo centrale, trattandosi di un progetto le cui dimensioni richiedono un apporto, oltre che regionale e provinciale, anche nazionale». Per l'Unione «la complessità e la portata dell' investimento proposto richiede una valutazione rapidissima, concreta e attenta, in grado di garantire insieme, sviluppo, occupazione e salvaguardia del nostro patrimonio ambientale e della sicurezza. L'Unione ritiene necessario, a questi fini, affrontare la questione Europaradiso, senza pregiudizi, senza ideologismi e senza atteggiamenti propagandistici che producono solo danni e non aiutano a trovare risposte concrete e risolutive al bisogno del nostro territorio».

(Il Quotidiano Calabria)

giovedì, aprile 06, 2006

Tartaruga Caretta Caretta salvata a Tropea

CATANZARO. Una giovane tartaruga marina appartenente alla specie Caretta Caretta e in evidente difficoltà, è stata rinvenuta da alcuni diportisti nelle acque antistanti a Tropea. Il rettile marino presentava evidenti segni di contatto con il filo di una lenza da “palamito” che si era stretto sia attorno al collo che alla base delle due pinne anteriori, ferendola in maniera piuttosto seria. Allertato il locale Ufficio Marittimo della Guardia Costiera, la Tartaruga è stata trasportata fino a Vibo Marina per essere ospitata in una vasca allestita alla Capitaneria di Porto ed essere esaminata dal responsabile del Progetto Tartarughe del WWF Italia, Giuseppe Paolillo. Il progetto del WWF è finalizzato al monitoraggio delle catture accidentali e alla riduzione dell’impatto delle attività antropiche sulla popolazione di Cheloni nel Mediterraneo. Proprio a causa della precarietà delle sue condizioni, la Tartaruga è stata successivamente trasferita alla Riserva Marina di Capo Rizzuto, grazie ad una staffetta che ha coinvolto i mezzi della stessa Capitaneria Vibonese e dell’Area protetta crotonese. “Con l’avvicinarsi della bella stagione - ricorda il WWF - aumentano le uscite in mare da parte sia dei pescatori professionisti che di quelli dilettanti e con esse la probabilità di una cattura incidentale con qualche attrezzo da pesca (soprattutto palangrese e reti a strascico). Da qui l’appello a tutti i pescatori ad usare alcuni semplici accorgimenti, come quello di avvisare subito, in caso di una cattura, la Capitaneria di Porto più vicina e di non buttare in mare esemplari di Tartaruga finiti in una rete o presi all’amo, specialmente se sono deboli e poco reattivi, perché potrebbero morire dopo poco tempo. Viceversa una semplice telefonata potrebbe salvare la vita ad uno di questi antichi abitanti del mare, oggi minacciati di estinzione”.

(giornaledicalabria.it)

mercoledì, marzo 29, 2006

Animali da difendere

I Verdi presentano la candidatura di De Rosa

"Pace, diritti e ambiente". Su questi tre aspetti punta il programma elettorale della Federazione Verdi, presentato ieri mattina nella sede provinciale di Cosenza. Un programma ricco di iniziative rivolte alla difesa della Costituzione, alla pace e alla democrazia, alla riforma economica e sociale, alle pari opportunità, ma soprattutto alla tutela del territorio, al diritto alla salute e a quella della biodiversità e dei diritti degli animali. "Difendere e potenziare la rete delle aree protette con adeguate risorse."
Questo continuerà ad essere il lavoro dei Verdi, secondo quanto è stato da loro detto, anche dopo il 9 e 10 aprile, davanti ad un pubblico costituito soprattutto da donne. Le famose "quote rosa" che ormai hanno acquistato grande importanza all'interno della società, sembrano avere un ruolo di primo piano anche nella politica.
Al tavolo dei lavori sedeva, però, come unica donna Francesca De Rosa Arcuri, candidata proprio dei Verdi. Tra gli altri relatori Diego Tommasi, assessore regionale all'Ambiente, Luigi Marrello, assessore all'ambiente della Provincia di Cosenza e capolista calabrese alla Camera dei Deputati, e Stefano Boco, senatore del partito del sole che ride. A fare gli onori di casa è stato proprio Tommasi, il quale ha introdotto l'argomento dell'incontro presentando la De Rosa, che come appartenente alla Lav (la Lega Antivivisezione) si impegnerà affinché "ci sia una sensibilità più forte e un'attività maggiore nei confronti degli animali". Lo stesso Marrello ha dichiarato che "Bisognerebbe impedire le deroghe ed ogni altra forma di peggioramento della legge sulla caccia, e al contempo tutelare gli animali selvatici con l'estensione e il maggiore collegamento fra le aree protette".
Anche Boco, ha affermato che "gli animali non sono risorse" e che "chi non sa leggerne la poesia non è in grado nemmeno di saper capire quella degli uomini". In fondo all'incontro un ultimo impegno: avviare un piano nazionale per il sostegno alla ricerca con metodi alternativi alla sperimentazione sugli animali, che riduca da subito il ricorso alla vivisezione con l'obiettivo del suo definitivo superamento entro dieci anni.

Alessia Salamone

(IlQuotidianoCalabria)

domenica, marzo 26, 2006

Foce Neto: progetto "Europaradiso" bloccato


(Il Crotonese)

martedì, marzo 21, 2006

Chiudere lo zoo in aspromonte!!!


E’ la ferma richiesta della Lav dopo le nevicate che hanno colpito nei giorni scorsi la zona

REGGIO CALABRIA. Il freddo che nei giorni scorsi ha colpito duramente la Calabria ha prodotto drammatiche conseguenze anche sugli animali, prevalentemente esotici, reclusi in gabbie e recinti all’interno dello zoo di Basilicò in Aspromonte. Per quasi una settimana, infatti, la struttura è rimasta completamente bloccata dalla neve e dalle rigide temperature, per cui è stato impossibile raggiungere gli animali per assicurare loro la necessaria cura ed alimentazione. Lo denuncia, in una nota stampa, il coordinamento regionale della Lav. “A causa dell’impercorribilità delle strade di accesso, dovuta alle avverse condizioni atmosferiche, gli animali detenuti presso il “Centro faunistico” di Basilicò sono rimasti in condizioni di totale abbandono per diversi giorni - sostiene Roberto Vecchio Ruggeri, coordinatore calabrese della Lav, - non essendo stato possibile garantire loro il corretto mantenimento. Contro la scellerata scelta dell’Afor (Azienda Foreste Regione Calabria) di realizzare uno zoo con i fondi della Regione Calabria, importando animali esotici a circa 1.200 m di altezza, lo ricordiamo, vi fu, negli anni scorsi, una vera e propria “levata di scudi” anche da parte del mondo politico e della società civile. Diversi esponenti politici, di destra e di sinistra, la presidenza dell’Ente Parco e persino noti uomini di Chiesa - aggiunge l’associazione animalista - ebbero modo di evidenziare l’assurdità della detenzione forzata di animali esotici in un ambiente climaticamente incompatibile con le loro caratteristiche etologiche”. “Anche i media nazionali - proseguono i dirigenti della Lav - si occuparono del “caso Basilicò”. Tutto ciò però non fu sufficiente per ottenere il trasferimento degli animali in altra sede”. “Oltre a chiedere l’immediato intervento dell’Afor e del Prefetto di Reggio Calabria per riportare la situazione alla normalità - ha aggiunto Giovanni Guadagna, responsabile nazionale Lav “settore zoo” - abbiamo sottolineato alle autorità competenti l’esigenza di chiudere per sempre tale, folle, struttura, frutto anche dell’inefficienza del Ministero dell’Ambiente. Il Ministero, infatti, non solo ha recepito con anni di ritardo la direttiva europea sugli zoo, ma, recentemente, ha addirittura modificato la legge italiana in materia di “giardini zoologici”, annullando ogni possibilità di intervento in favore degli animali reclusi negli oltre 100 zoo sparsi per l’Italia. Lo zoo dell’Aspromonte, ad esempio, in base alla nuova normativa non verrà mai considerato tale, e purtroppo nessuna norma a difesa degli animali sarà applicabile. L’auspicio è che la nuova dirigenza dell’Afor, a cui chiediamo formalmente un incontro per discutere del problema, possa affrontare tale vicenda in maniera definitiva e decidere di sottrarre gli animali all’attuale situazione di emergenza, attivandosi fin da subito per provvedere ad una sistemazione alternativa e disponendo, comunque, il divieto di ogni ulteriore acquisizione di animali in tale struttura, compresa quella derivante dalla riproduzione degli animali già reclusi”.

(giornaledicalabria.it)

Articolo apparso su www.corriere.it, del 27 dicembre 2004

di Sergio Rizzo
In Calabria portati a quota 1.300 metri centinaia di animali esotici «per attirare turisti». Struttura abusiva, alcuni esemplari morti a causa del freddo
Cammelli e lama, lo zoo dei forestali sull'Aspromonte

Un cammello dello zooChe cosa avesse spinto Domenico Basile a imbarcarsi in quest'avventura, non è dato sapere. La motivazione per aprire uno zoo con centinaia di animali esotici nel bel mezzo dell'Aspromonte doveva tuttavia essere consistente. Cammelli, dromedari, lama, struzzi, zebù, emù. Serpenti boa e pitoni. Ma anche rapaci e uccelli di tutti i tipi. Gru damigelle di Numidia, avvoltoi neri, gheppi americani, pellicani, tucani e persino 90 (novanta) coloratissimi pappagalli, frequentatori abituali della giungla tropicale. Il tutto a 1.300 metri di quota dove di solito, in pieno inverno, c'è un metro di neve. Quantomeno un bizzarro modo di impiegare i soldi pubblici. E nemmeno pochi, visto che l'Afor, l'Azienda per la forestazione della Regione Calabria, quella che ha in carico gli 11 mila forestali e di cui Basile era presidente, avrebbe speso almeno 10 milioni di euro. Se però la storia del «centro faunistico» di Basilicò, subito ribattezzato il Jurassic park dell'Aspromonte, non fosse ancora più assurda.

Per i vertici dell'Afor, evidentemente convinti di aver avuto un'idea geniale, lo zoo di montagna doveva rappresentare una eccezionale attrazione turistica. Il posto c'era. Il contesto naturale, pure. Mancavano solo gli animali esotici. Si provvide, in ossequio alle normative europee, comprandoli in Olanda, anche se nessuno è in grado di dire in base a quale criterio (e soprattutto a che prezzo) venne riempita quella improvvisata Arca di Noè. A quel punto non restava che costruire il giardino zoologico.

Ma fu il meno. Nemmeno una formalità. Né una gara. Soprattutto, nessun permesso. Niente concessione edilizia. Niente di niente. Tonino Perna, presidente dell'Ente nazionale parco dell'Aspromonte, nel cui perimetro stavano spuntando con la rapidità dei funghi porcini 39 costruzioni abusive in un'area di quattro ettari opportunamente disboscata, non fu nemmeno avvertito con una telefonata. E la cosa più incredibile è che Basile, ex parlamentare di Alleanza nazionale, appena qualche mese più tardi sarebbe stato nominato (in premio?) assessore all'Ambiente della giunta regionale di Giuseppe Chiaravalloti. «Lavoravano di notte», racconta Perna. «Me ne accorsi una sera, tornando a casa dal lavoro, quando vidi le fotoelettriche accese sulla montagna». Il perché di tanta fretta era e rimane un mistero. Inutili furono le richieste di chiarimento, le lettere e le proteste. I lavori vennero completati regolarmente nell'estate 2002. Se per «regolarmente» s'intende che non solo non c'era concessione edilizia, ma a giudicare da una relazione tecnica predisposta qualche tempo dopo mancavano pure le fosse settiche per gli scarichi delle «deiezioni animali» e delle acque reflue.

A nulla servirono neppure le rimostranze della Lega antivivisezione, il cui coordinatore regionale, Roberto Vecchio Ruggeri, denunciò le precarie condizioni in cui erano tenuti gli animali, alcuni dei quali non si potevano ovviamente adattare alla rigidità del clima. Non ebbe conseguenze una interrogazione parlamentare di Nuccio Iovene (Ds) e Niki Vendola (Rifondazione comunista). E non sortirono effetto nemmeno le ispezioni dell'Ente parco, i cui uomini accertarono, a quanto pare, la morte di avvoltoi, pappagalli e di un pitone. Altri pappagalli, nel frattempo, erano sfuggiti alla detenzione volando via e dileguandosi nel parco.
Finché Perna, vedendo che l'offensiva sul fronte animalista non produceva risultati, denunciò l'Afor alla magistratura per abusivismo edilizio. E fece centro. Un giorno arrivò la polizia forestale e appose i sigilli al parco.

Per venirne fuori, l'Agenzia della Regione ha deciso così qualche mese fa di mettere la patata bollente nelle mani di una specie di commissario. Stefano Priolo, questo il suo nome, ce l'ha messa davvero tutta. Per prima cosa ha riunito la Regione, la soprintendenza, l'Afor e l'Ente parco intorno a un tavolo. E con il consenso generale, approfittando anche del clima favorevole generato dal condono edilizio, ha organizzato una sanatoria speciale (i manufatti abusivi sono stati costruiti su un'area protetta), che avrebbe comunque comportato la demolizione di alcune costruzioni. Allo scopo di dimostrare che il «centro faunistico» poteva funzionare è stato quindi aperto lo zoo al pubblico, sia pure per un breve periodo. Nello scorso mese di agosto ci sarebbero stati circa 14 mila visitatori. Priolo pensava di averci messo una pezza, ma è stata solo un'illusione. Non soltanto l'Afor, ora presieduta da Francesco Macrì, responsabile della Confagricoltura calabrese e anch'egli esponente di An, ha fatto scadere a novembre il suo incarico senza provvedere alla riconferma né tantomeno alla nomina del successore, ma si è pure «dimenticata» di pagare la modica cifra di 4.000 euro necessaria per ottenere la concessione edilizia che era stata concordata al tavolo con la Regione, l'Ente parco e la soprintendenza. Con il risultato che lo zoo di Basilicò, a due anni e mezzo dalla sua costruzione, continua a essere totalmente abusivo. A ottobre è stato nuovamente chiuso, con dentro 435 animali. E nessuno se ne occupa più, se si eccettuano i 28 operai idraulico forestali incaricati, a turno, di nutrire le bestie.

Probabilmente il ministro delle Riforme leghista Roberto Calderoli, commissario in pectore per la gestione degli 11 mila forestali calabresi, ha commesso un errore rifiutando l'invito a recarsi in Calabria il 23 dicembre che gli aveva rivolto l'assessore alla Forestazione Dionisio Gallo. Ne avrebbe potuto approfittare per una istruttiva visita in Aspromonte. E toccare così con mano, come gli ha suggerito lo stesso Gallo, che con i 160 milioni l'anno di contributo statale la Regione Calabria non si limita davvero a pagare uno stipendio «assistenziale» a 11 mila forestali. Mantiene pure dromedari e pappagalli.

venerdì, marzo 17, 2006

Emergenza randagismo chiesto un incontro con l'Asl

EMERGENZA randagismo in città, chiesto un incontro con Schael. A suonare l'allarme è la sezione provinciale dell'Enpa, ente nazionale protezione animali.
«L'inizio del nuovo anno ­ ha denunciato il presidente provinciale dell'Enpa, Giuseppe Trocino - ha messo a dura prova i nostri volontari ma anche gli operatori delle forze dell'ordine e tutti i cittadini sensibili che si sono imbattuti in casi di abbandono e maltrattamento di animali». Gli episodi più gravi, secondo Trocino, si sono verificati nelle scorse settimane.
`«I primi giorni di febbraio ­ ha osservato Trocino - i carabinieri del nucleo radiomobile di Crotone hanno rinvenuto alle ore due di notte un esemplare di pit bull in via Roma, legato con una catena ad una grossa pietra. Solo due giorni dopo un esemplare adulto di pastore maremmano è stato abbandonato davanti il Palakro'. Gli autori di questo atto incivile ed ignobile sono stati visti legare il cane con una catena ad un palo della segnaletica stradale, purtroppo il cittadino, che ha assistito alla scena dal balcone di casa, non è riuscito a prendere il numero di targa. Ed ancora, abbiamo registrato, solo in città, l'investimento di tre cani di cui 2 mortali».
L'Enpa con i pochi mezzi e le esigue risorse economiche a sua disposizione ha avviato da tempo una campagna di sterilizzazione dei cani vaganti sul territorio del comune di Crotone. «Il randagismo - ha osservato Trocino - deve essere visto come un problema sociale che può e deve essere risolto. Negli ultimi dieci anni il fenomeno è stato trascurato dalle varie amministrazioni comunali della provincia nonché dall'azienda sanitaria che nulla hanno fatto di concreto per tentare di tenere sotto controllo il randagismo». Per questo ora l'Enpa auspica «che il nuovo direttore generale, Thomas Schael ed il nuovo direttore del dipartimento di igiene e prevenzione, Franco Rocca, si attivino per risolvere l'emergenza randagismo, con beneficio per tutta la collettività».

(Ilquotidianocalabria.it)

domenica, marzo 12, 2006

A caccia di trote sul lago

Un grosso tributo apre come ormai da anni alla Fipsas catanzarese le gare di pesca nelle acque dolci, in particolare il Memorial Isabella dedicato alla scomparsa di un grande appassionato ed amico della pesca sportiva, arrivato alla sua ottava edizione, nel laghetto Fiorella di San Mazzeo (nella foto a lato un momento della manifestazione). Oltre 50 gli agonisti intervenuti sia del settore acque interne che del mare, ed appassionati della specialità trota lago, si sono dati appuntamento per partecipare a questa gara che darà il via alle competizioni sportive del settore per tutto l'arco dell'anno nella specialità trota lago. Premiazione aggiuntiva della Fipsas , targa ricordo alla signora Isabella. La gara sostenuta dal giudice di gara nazionale Filippo Amantea con un regolamento nazionale applicativo, che ha visto la semina di oltre 70 chili di trote nella prima parte della manifestazione e la restante nella seconda, per un totale di 120 chili in tutto, ha fatto così divertire e catturare parecchi pesci. Le tecniche vincenti sono risultate il saltarello, di 3- 4 grammi vibrato sotto sponda ed anche l'utilizzo della penna di pavone è risultata a volte efficace, anche questa è stata piombata con 3-4 grammi.
Un ottimo risultato di una manifestazione agonistica che nella Fipsas da sempre porta i curiosi ad osservare le varie tecniche di pesca, e gli esperti agonisti in un buon campo per competere con gli altri all'insegna dello sport sano e all'aria aperta. Si è dimostrato vincente e particolarmente diversivo e catturante la semina in due tempi delle trote.Appuntamento alle prossime manifestazioni, la prima delle quali si terrà sul fiume Corace ed è organizzata dall'attiva società Laguna Blu, per il secondo trofeo Madonna di Porto, mentre altre gare si potranno consultare sul sito www.fipsas-cz.it.

(Ilquotidianocalabria.it)